ubackground image

2016

Manifesto
(English version)

CON ALTRI OCCHI..       VEDERE... PROVVEDERE

Se c'è un dono che la pittura occidentale ci ha fatto, a partire dal XV Secolo e fino al XIX. è sapere vedere. Senza rievocare il paradosso di Tiresia noto che occhi dipinti su molte tele di quel tempo sanno vedere, e farci vedere. Vedere, non guardare. C'è una differenza: Vedere deriva dal latino videre (dalla radice indeuropea weid-) e significa percepire la realtà attraverso l’uso della vista. implica un coinvolgimento attivo, una scelta consapevole; guardare deriva dal latino medievale guardare e dal franco wardon (stare in guardia)... Lo stesso prefisso guarda- viene utilizzato in parole composte che definiscono persone addette alla custodia o alla sorveglianza di esseri viventi o inanimati (guardacaccia, guardalinee, guardasigilli..).

Più recentemente Sartre ( che curiosamente ebbe problemi di vista fin dalla nascita ) ci ricorda che lo sguardo non è legato al dominio degli occhi, perché riesce a cogliere anche la parte cieca del campo visivo, e Jung dice letteralmente " Il verbo inglese to look at non rende questo significato, ma l’equivalente tedesco betrachten vuol dire anche ingravidare…Perciò osservare una cosa o concentrarsi su di essa, betrachten, conferisce all’oggetto la qualità dell’essere gravido. E se esso è gravido allora ne deve venir fuori qualcosa; è vivo, produce, si modifica. Ciò accade con qualunque immagine fantastica.”..Vedere..non guardare...

Gioventù, vecchia, serenità , curiosità, lascivia ...da quei dipinti gli occhi ci parlano ancora.  Forse dipende dallo sguardo umano ( troppo umano...?), figlio di un tempo nato proprio intorno al '500 con il Papa Guerriero che volle l'uomo al centro della scena e finito oggi nei troppi sguardi smarriti di chi soffre, come di chi la sofferenza la guarda in TV ma non la sa vedere. 

Ma c'è del bello in quegli occhi dipinti, anche se guardano un orizzonte apparentemente definito da umanissime caratteristiche come la malizia, la curiosità, la saggezza, la quiete stanca portata dagli anni... è proprio la bellezza a restituire una profondità di campo ben più antica e ben più grande.

Oggi abbiamo però bisogno di occhi severi ed autorevoli, che ci richiamino alle responsabilità imposte dal tempo drammatico che stiamo vivendo. l’Occidente ha saputo cogliere quegli occhi grazie al ponte tra l’arte del vecchio mondo quella del nuovo: la fotografia. Figlia degli albori della tecnologia ma intrisa di umana genialità, essa ci ha affidato messaggi forti, belli e drammatici. Ecco perché Tribaleglobale sceglie per quest'anno gli occhi di una giovane donna nativa americana di cultura Mohave, fotografata nel 1903 da Edward S. Curtis. Scomparsa, come la grandissima parte dei nativi americani, ma viva grazie al suo sguardo e all’arte che l’ha preservato per ciascuno di noi.

Se vedere serve a provvedere ci proponiamo quest'anno altre visioni, a cominciare da quella di MEG, il progetto ligure / lituano ( ma già pronto a "debordare"..) che riproporrà l'urgenza di una visione femminile sul mondo. Servono Madri, da troppo tempo noi Padri facciamo danni…

MEG, Il Museo nelle Casse, Un Museo sul Comò, Africa Preziosa, saranno gli argomenti di quest'anno.

Il Programma